ACCIAIO GREEN, LA PIU’ GRANDE SFIDA DEL FUTURO

L’acciaio green – o acciaio verde – è un’opzione sempre più considerata nel settore siderurgico e sempre meno rimandabile. Tra tutte, l’industria dedita alla produzione dell’acciaio esercita un notevole impatto sull’emissione di gas serra, con circa l’8% delle emissioni totali. Una produzione – come definita in gergo – hard to abate – e che malgrado gli effetti inquinanti, occupa milioni di lavoratori ed è indispensabile. Da un lato per il mantenimento dell’economia, dall’altro per il sostentamento in termini di energia e consumi – tanto che la produzione di acciaio è aumentata di circa dieci volte rispetto ai primi anni del secondo dopoguerra. Per ovviare ai rischi connessi all’inquinamento, l’acciaio green sembra essere la risposta giusta. Tuttavia, persistono evidenti criticità legate in parte alla reperibilità di idrogeno verde. In parte per l’assenza di carbonio, che rende l’acciaio duttile e versatile

La tecnologia DRI

Per rendere verde l’acciaio, la tecnologia punta sull’idrogeno – individuato con l’acronimo inglese DRI per Direct reduced iron  – combinato con i forni ad arco elettrico (EAF). Negli impianti che tutti conosciamo si ricorre all’altoforno che utilizza il carbonio per rimuovere l’ossigeno dai materiali di ferro e la successiva conversione in acciaio. Al momento, la tecnologia DRI con forni ad arco elettrico è ritenuta l’unico percorso applicabile su larga scala per la produzione di acciaio green in Europa. Gli impianti DRI garantiscono un buon grado di flessibilità operativa, per la possibilità di utilizzare metano, oltre all’idrogeno.

L’acciaio green e l’Italia

L’idrogeno è alla base della rivoluzione verde nell’ambito dell’industria siderurgica. Nell’ottica di un’economia che guarda sempre più alla sostenibilità, l’acciaio green ambisce a giocare un ruolo da protagonista. Un’ alternativa appetibile che però ha bisogno di impegno e investimenti notevoli. La produzione di acciaio verde è molto costosa; eppure, anche l’industria siderurgica italiana mira ad aumentarne la produzione entro il 2030, come più volte dichiarato dal presidente di Federacciai Antonio Gozzi. I dati diffusi evidenziano una produzione di acciaio contenente carbonio ancora rilevante, malgrado la tendenza attuale lasci intravedere una diminuzione costante, con percentuali che viaggiano appena oltre il 60%. Un paese, il nostro, che è il secondo produttore siderurgico in Europa dopo la Germania e dove l’acciaio primario rappresenta ancora il 20% della filiera. A fronte di un 80% ottenuto mediante fusione di materiali ferrosi.

acciaio green

La decarbonizzazione

L’intera filiera nel nostro paese poggia ancora le basi su processi inquinanti, ossia processi che si verificano tramite “il ciclo integrale con altoforno, utilizzando minerale ferroso e carbone come materie prime”. Lo scorso 9 maggio Federacciai e Gse – acronimo per gestore servizi energetici – hanno firmato un protocollo d’intesa per incentivare l’uso di fonti rinnovabili a supporto di una vera politica di decarbonizzazione. Necessaria all’intero comparto siderurgico per

  • Aumentare l’efficientamento energetico di impianti e infrastrutture
  • Promuovere e diffondere una cultura più sensibile all’utilizzo di fonti alternative
  • Sperimentare modelli di economia circolare, col conseguente contenimento dei costi energetici
  • Centrare obiettivi in linea con gli standard europei e fondi PNRR.

La virata verso un’economia sostenibile ha il sapore della sperimentazione. Con la firma del Protocollo, che avrà una durata di tre anni, Gse e Federacciai si impegnano ad elaborare “analisi settoriali e indicatori di sostenibilità e ad implementare progetti sperimentali per lo sviluppo di soluzioni tecnologiche ad alto profilo scientifico”.

L’ Europa guarda all’idrogeno

Per poter credere allo sviluppo di un’industria dell’acciaio green, è importante volgere lo sguardo altrove. In Svezia, un impianto DRI a idrogeno realizza il modello HYBRIT, con l’auspicio di incrementare la produzione di acciaio pulito fino a 2,7 Milioni di tonnellate nel 2030. Nell’impianto di Inkoo, in Finlandia, l’azienda norvegese Blastr Green Steel intende investire 4 miliardi di euro per produrre 2,5 milioni di tonnellate (Mt) di acciaio low carbon dal 2026 ricorrendo all’utilizzo di idrogeno verde. Centomila tonnellate all’anno di acciaio ottenuto grazie a idrogeno grigio prima e idrogeno verde dopo è invece l’obiettivo dell’azienda tedesca Arcelor-Mittal. A Linz, in Austria, ha invece preso vita H2FUTURE, progetto faro finanziato dall’Unione europea. Lo scopo è quello di unire il mondo dell’impresa siderurgica a quello dei fornitori di tecnologia e i partner di ricerca. Sei partner, un unico obiettivo: ricavare idrogeno verde da elettricità verde.

Un’innovazione alla portata di tutti

L’innovazione tecnologica ha i mezzi – e le ambizioni – di tradurre in realtà la decarbonizzazione della siderurgia. La necessità di reperire investimenti ingenti richiama alla responsabilità dei singoli Stati e in ultima istanza dai cittadini stessi. Fondamentali saranno le analisi e le valutazioni delle soluzioni tecnologiche, energetiche, industriali, finanziarie già in essere. Fondamentale sarà evitare errori che in passato hanno lasciato irrisolti nodi cruciali come emissioni di CO2, inquinamento locale ed efficienza degli impianti. Come accaduto negli anni recenti all’Ilva di Taranto, il più grande impianto d’Europa, con inevitabili ripercussioni in termini di occupabilità, salute e tutela ambientale di un territorio urbano abitato da centinaia di migliaia di abitanti. A prescindere dalle aspettative future e dalle considerazioni attuali, il successo dell’industria siderurgica nel ridurre le emissioni inquinanti – possibile solo attraverso un acciaio green alla portata di tutti – sarà un fattore determinante nella sfida globale che ambisce a rendere l’economia del Pianeta un’economia carbon neutral.